Parrocchia di

Santa Maria Assunta

alla Chiassa Superiore

Quarta domenica di Avvento 2020

Ecco il richiamo che possiamo trattenere nella quarta e ultima domenica di Avvento, nell’imminenza ormai del Santo Natale.

Nella prima lettura il re Davide avanza la pretesa di costruire lui un luogo stabile al suo Signore.

Dio viene. Ma il luogo dove Dio viene ad abitare non è la nostra costruzione dove Egli possa stare: è una sua iniziativa.

Nel Santo Vangelo noi vediamo che Dio viene a Nazaret, nella casa, nel cuore, nel grembo di Maria. Maria non manifesta la volontà di costruire lei una dimora a Dio, ma accetta che sia Lui stesso a costruirsi la Sua dimora. Di fronte al Mistero in Maria vediamo l’atteggiamento di pura passività della creatura davanti al suo creatore, della serva davanti al suo Signore. E dice:

“Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”.

Normalmente per noi non è così. Vogliamo stabilire noi il posto che Dio debba avere nella nostra vita. O meglio il modo con cui Egli dovrebbe presentarsi nelle nostre giornate, nelle vicende della nostra esistenza. Lo spazio che deve prendere lo pensiamo noi. Dinanzi al Mistero, innanzi tutto, ci è chiesta passività, un dire “sì”. E questo dire “sì” ci rende protagonisti della storia. Il dire “sì” a Dio, parte da una passività, ma ci rende partecipi di un potere più grande del nostro. È quello che Maria di Nazaret riconosce facendo sgorgare quella pienezza di stupore e di gratitudine nelle parole del cantico del Magnificat che la Chiesa ci fa cantare tutte le sere durante la Novena del Natale:

“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo Nome”

Non c’è stata infatti creatura più grande nella storia, che quella di Maria di Nazaret.

Chiediamo, pregandola, alla nostra Madre Santissimo del cielo, di poter stare nella nostra vita quotidiano, davanti a quello che il Mistero ci fa accadere, ripetendo spesso le sue stesse parole: 

“Ecco, sono il tuo servo, la tua serva, o Signore. Fai di me quello che vuoi”


 Questa, anche per noi, sarà la strada della grandezza della nostra vita. Il Signore Gesù viene oggi e domanda disponibilità e semplicità, per essere riconosciuto, accolto, seguito, come Maria. Dove viene? Scopriamo i segni della sua presenza nella vita: con la preghiera, la carità, la semplicità del vivere, l’offerta del sacrificio che le circostanze ci chiedono ogni giorno.

Ci aiuti in questo anche la grazia della confessione, che potremmo fare in questa imminenza del Natale.

Don Francesco

Terza Domenica di Avvento 2020

"Rallegratevi nel Signore sempre". Con queste parole di san Paolo si apre la santa Messa della III Domenica di Avvento, che perciò è chiamata domenica "gaudete". L'Apostolo esorta i cristiani a gioire perché la venuta del Signore, cioè il suo ritorno glorioso, è sicuro e non tarderà. La Chiesa fa proprio questo invito, mentre si prepara a celebrare il Natale e il suo sguardo si dirige sempre più verso Betlemme. Il mistero di Betlemme ci rivela il Dio-con-noi, il Dio a noi prossimo, non semplicemente in senso spaziale e temporale; Egli ci è vicino perché ha "sposato", per così dire, la nostra umanità; ha preso su di sé la nostra condizione, scegliendo di essere in tutto come noi, tranne che nel peccato, per farci diventare come Lui. La gioia cristiana scaturisce pertanto da questa certezza: Dio è vicino, è con me, è con noi, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, come amico e sposo fedele. E questa gioia rimane anche nella prova, nella stessa sofferenza, e rimane non in superficie, bensì nel profondo della persona che a Dio si affida e in Lui confida.

Alcuni si domandano: ma è ancora possibile oggi questa gioia? La risposta la danno, con la loro vita, uomini e donne di ogni età e condizione sociale, felici. La Santa Madre Teresa di Calcutta non è stata forse, nei nostri tempi, una testimone indimenticabile della vera gioia evangelica? Viveva quotidianamente a contatto con la miseria, il degrado umano, la morte. La sua anima ha conosciuto la prova della notte oscura della fede, eppure ha donato a tutti il sorriso di Dio. Leggiamo in un suo scritto: "Noi aspettiamo con impazienza il paradiso, dove c'è Dio, ma è in nostro potere stare in paradiso fin da quaggiù e fin da questo momento. Essere felici con Dio significa: amare come Lui, aiutare come Lui, dare come Lui, servire come Lui". Sì, la gioia entra nel cuore di chi ama così. Dio vi prende dimora, e l'anima è nella gioia. Se invece si fa della felicità un idolo, si sbaglia strada ed è veramente difficile trovare la gioia di cui parla Gesù. È questa, purtroppo, la proposta delle culture che pongono la felicità individuale al posto di Dio, mentalità che trova un suo effetto emblematico nella ricerca del piacere ad ogni costo, nel diffondersi dell'uso di droghe come fuga, come rifugio in paradisi artificiali, che si rivelano poi del tutto illusori.

La differenza, la più interessante tra gli uomini, non è tanto tra buoni e cattivi, piuttosto invece tra chi è contento e chi non lo è. 

E’ una merce così rara la gioia! Non si trova in nessuno scaffale di nessun supermercato. E non ha prezzo, non si può comprare.

Il giovanissimo beato Carlo Acutis, proclamato tale poco più di un mese fa ad Assisi, pieno di una vita che sprizzava entusiasmo e gioia da ogni poro della sua pelle, diceva spesso: “La tristezza è lo sguardo rivolto verso se stessi, la felicità è lo sguardo rivolto verso Dio” e anche: “Più Eucaristie riceveremo e più diventeremo simili a Gesù e già su questa terra pregusteremo il Paradiso”. 

Gesù: lo conosciamo, lo accogliamo?  Lo riconosciamo come uomo, lo accogliamo come Dio. Non ci basta un altro uomo a salvarci, non ci bastano le conquiste della medicina o dell’economia. Il nostro bisogno è più grande. Solo Gesù, il Figlio di Dio che si fa uomo, è la risposta. L’incontro con Lui pianta un germoglio nuovo nella nostra vita e rinnova il mondo. Continuiamo a domandarlo: nella preghiera e anche partecipando alla bella realtà della comunità cristiana in cui Dio ci fa trovare.

E’ la grazia dell’Avvento.

don Francesco

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Da sempre, fin dai primi inizi del cristianesimo, il popolo cristiano ha venerato e pregato la Madonna come la “tutta santa”.

Nel Vangelo, l’Arcangelo Gabriele la saluta e la chiama “piena di grazia”:

“Rallegrati, piena di Grazia, il Signore è con te”.

In Lei non c’è ombra di peccato. 

Così l’8 dicembre 1854, il santo Papa Pio IX proclamò Maria esente dal peccato originale, cioè immacolata.

Quattro anni dopo, le apparizioni di Lourdes diedero una prodigiosa conferma, che sembrò come un ringraziamento per l’abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata piovvero sull’umanità. 

 

Mi ha sempre colpito che proprio a Lourdes, dove la Madonna ha dichiarato la sua Immacolata Concezione, Ella abbia voluto apparire a Bernardetta nel luogo più sporco del paese, una discarica di rifiuti frequentata da porci e simili. Forse per dirci che è vero, abbiamo una mamma tutta bella e tutta santa, e tuttavia così vicina a noi suoi figli, che siamo peccatori. La Madonna piange per i nostri peccati. La Madonna ha orrore del peccato. Ma non dei suoi figli peccatori, che siamo noi. Per questo nella preghiera più bella alla Madonna, l’Ave Maria, diciamo “…prega per noi peccatori”. E sempre non smette di invitarci ad abbandonare il peccato e aprire e accogliere sempre di nuovo nella nostra vita il Suo Figlio Gesù. L’Immacolata è grazia e letizia. 

 

Come dicono le letture della Sacra Scrittura nella Messa di questo giorno, dopo la creazione e il peccato degli uomini, Dio si mette ‘nuovamente’ all’opera, intessendo un nuovo filo di salvezza per l’umanità. Con il Battesimo siamo inseriti in una corrente di grazia, che trova in Maria il suo inizio e il suo compimento, e supera il male e il peccato. È la Donna che schiaccia la testa al Serpente. Riconosciamo questa storia di salvezza che è in corso nel mondo, pur dentro il fiume del male che sembra travolgerci, pieni di speranza e fiducia. Ci precede e ci accompagna la nostra Madre Maria Immacolata. Nell’unità di fede, di preghiera e di azione con i nostri fratelli cristiani collaboriamo con Maria a questo disegno e a questa storia.

 

Così la Madonna ci accompagna anche in questo tempo di Avvento, verso il Santo Natale. Preghiamola e amiamola.

 

don Francesco

Seconda Domenica di Avvento 2020

Stiamo andando verso il Santo Natale di Gesù. Cresce l’attesa nei nostri cuori? Una nascita è sempre un evento atteso con trepidazione e gioia. Nella nostra parrocchia proprio in questi giorni c’è chi ha avuto la gioia di diventare nonno e nonna: la loro figlia è diventata mamma, ha partorito un bel maschietto. Si vedeva bene nei giorni precedenti come vivevano quell’attesa e poi dopo la nascita, la gioia: “È nato! Tutto bene! Un bel bambino. Siamo contenti.” 

Domandiamoci: c’è l’attesa in ciascuno di noi, nel nostro cuore, del Bambino Gesù, che nasce a Natale? Trova spazio nei nostri cuori, nei nostri pensieri, nel nostro affetto, nei nostri corpi, nella nostra vita, nella nostra famiglia? È accolto come, quei nonni e quei genitori, hanno accolto il nipotino, il figlioletto? Gesù, per l’uomo, per ciascuno di noi è più che un familiare. Dio ha voluto racchiudere il quel corpo di Bambino, tutta la Sua divinità e tutto il Suo immenso amore. Quell’amore di cui mai come oggi ne abbiamo bisogno per vivere. La venuta del Signore è un dono impensabile. È una Sua iniziativa, un gesto di amore per l’umanità intera e per ciascuna persona. 

“Consolate, consolate il mio popolo - dice il vostro Dio - Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta…”.


La consolazione di Dio non sono parole, chiacchere, discorsi, vane promesse… La consolazione di Dio è Gesù stesso che viene, si accompagna a noi nel nostro cammino della vita e ci sostiene. 

Domandiamoci: da chi mi aspetto io oggi consolazione? Anzi, prima ancora, credo possibile in questo tempo una consolazione? Eppure Gesù ci sta venendo di nuovo incontro. Occorre aprirgli di nuovo o, forse, per la prima volta, la strada del nostro cuore. La gente va dal Battista perché riconosce il proprio bisogno e il proprio male: per questo confessa i peccati e accoglie l’invito alla conversione. La venuta di Gesù nella vita consola il popolo cristiano e pone fine alla nostra tribolazione, perché egli prende su di sé il nostro peccato e il nostro male, come annuncia il profeta Isaia. Guardiamo a tutte quelle persone – sacerdoti, familiari e amici, comunità cristiana - che ci fanno strada verso il Natale di Gesù come Giovanni Battista.


don Francesco

Prima Domenica di Avvento 2020

Il fatto che ci accomuna tutti in quanto popolo di Dio è l’appartenenza al mistero della Chiesa.
Con Domenica prossima 29 novembre, prima domenica di Avvento, inizia per tutta la Chiesa un nuovo anno liturgico. 
Partecipare e vivere la liturgia (la domenica e le varie feste nell’anno) è il modo semplice con cui i cristiani sono portati a fare memoria e a rivivere i fatti della vita di Cristo, nei trent’anni trascorsi sulla terra, e a immergersi sempre di nuovo nella Sua stessa vita.
L’inizio dell’anno liturgico, perciò, deve essere sempre l’inizio o la ripresa di una vigilanza che dia alla nostra vita un volto vero, che manifesti in noi una creatura nuova secondo quello che Dio vuole, secondo l’obbedienza al Padre. È il cammino della conversione.
Tempo di Avvento: la venuta di Dio nel mondo. Dio in Gesù Cristo è venuto, viene e verrà. Perciò il primo passo nella nostra conversione è attendere la venuta del Signore. Infatti, quando una persona prega, o legge, mangia o lavora, che cosa fa in realtà, se è cristiano, se ha il cuore convertito? Attende la venuta del Signore e basta. E nella misura in cui vive questa attesa, cambia tutto ciò che ha tra le mani, e già allora quella venuta incomincia.
L’Avvento che inizia intercetta perfettamente la nostra attesa. Attendiamo un avvenimento nuovo, che ci liberi delle paure e dalle angosce che premono sul cuore. Attendiamo il Natale. Non un Natale vuoto, da usare come pretesto per altro: la vacanza, le gite, la neve… Quello di cui abbiamo bisogno, è il Natale di Gesù: la sua presenza nella nostra vita, la sua compagnia nella Chiesa, il suo calore in famiglia, la sua luce nel cuore. Il vangelo ci dice di vegliare, cioè di guardare nella direzione giusta. Con il profeta Isaia gridiamo: “O se tu squarciassi i cieli e scendessi”. San Paolo ci avverte che, se è vero che siamo ancora in attesa del giorno della sua venuta, già ci è donata la grazia della sua presenza, con la sua parola e la sua conoscenza. 
In questa prima Domenica di Avvento entra in vigore il nuovo Messale, con leggeri cambiamenti. Ci fa più desti e attenti.

don Francesco

Nuovi orari delle celebrazioni Liturgiche

Dal 13/07/2020 le celebrazioni feriali e festive osservano un nuovo orario.
Scorri in basso per prenderne visione.

Orari Celebrazioni Liturgiche

Chiesa Parrocchiale Chiassa Superiore

Preghiera feriale e prefestiva:

  • Santo Rosario ore 17:30
  • Santa Messa ore 18:00


Preghiera festiva

  • Santa Messa ore 11:15

Chiesa Montegiovi


Preghiera festiva

  • Santa Messa ore 10:15

Chiesa Chiaveretto


Preghiera festiva

  • Santa Messa ore 09:15

Confessioni

Martedì - Giovedì - Sabato
Mezz'ora prima della Messa

Per altri momenti contattare il parroco ai numeri:

  • 0575 954 167
  • 348 3722 823